La solitudine degli ebook sui mezzi pubblici

Da poco più di un mese posseggo con mia somma soddisfazione un Kindle Paperwhite 2, il lettore di ebook di Amazon. Mi sono convertita tardi alla lettura digitale e con una notevole serie di sensi di colpa, ma alla fine quello che conta è leggere e non credo che le mie abitudini letterarie cambieranno.

Tutte tranne una: sbirciare i libri che le persone leggono sull’autobus.

L’ho sempre trovato molto interessante e soprattutto utile: anni fa, grazie all’ignoto signore che viaggiava davanti a me sulla metro in direzione Barberini, scoprii “Luisa e il silenzio” e Claudio Piersanti, che è diventato poi uno dei miei autori preferiti.

In più si fanno anche incontri interessanti. La scorsa estate, viaggiando sul 62, mi ritrovai a perdere la fermata dove dovevo scendere perché impegnata in un’improvvisata lezione di letteratura latina tenuta da un professore in pensione che, accortosi del mio interesse per la vecchia edizione di “Pharsalia” che teneva in mano, ha appassionato non solo me anche le persone che erano sedute con noi nei quattro posti in fondo all’autobus.

Tutto questo con l’ebook non sarebbe possibile. Me ne sono accorta pochi giorni fa mentre andavo in redazione e ho colto lo sguardo interrogativo della ragazza seduta di fronte a me che mi osservava mentre ridevo da sola per qualcosa che stavo leggendo e che nessuno, all’infuori di me e del Kindle, poteva vedere.

L’effetto è stato un po’ come quando hanno iniziato a fare la loro comparsa gli auricolari per i telefoni cellulari e le strade si sono riempite di invasati che parlavano da soli gesticolando.

I libri aggregano, danno nell’occhio, spingono le persone a osservare, a volte anche a chiederti direttamente: “Che cosa sta leggendo? Me lo consiglia?”.

Che cosa rivela di noi il retro anonimo di un lettore di ebook?

Un’altra cosa che mi è sempre piaciuta, e che ora con gli e-reader non potrò più fare, è provare a immaginare che tipo di persona è quella seduta davanti a me partendo dal libro che ha in mano, da come lo tiene, se è di quelle che forzano il dorso del libro fino a romperlo e lasciarci il segno oppure se – come faccio io, da disturbata letteraria quale sono – lo tiene a mo’ di reliquia e cerca di aprirlo in minimo indispensabile senza rovinare la rilegatura (il motivo per me è banalmente estetico: mi piace guardare le costine della mia libreria in bell’ordine e senza segni).

L’ultimo mistero risale a ieri sera. Davanti a me era seduto un signore di mezza età – italianissimo e romanissimo, a giudicare dalle poche parole che abbiamo scambiato mentre cercava di farmi spazio per lasciarmi sedere – con l’espressione stanca di chi torna da una giornata di lavoro, che leggeva con espressione assorta un libro rilegato a mano, quasi un breviario.

Magari la copertina serviva a coprire un titolo licenzioso? Qualcosa di cui il mio anonimo compagno di viaggio poteva vergognarsi?

Dopo dieci fermate passate a chiedermi quale libro stesse leggendo e perché avesse nascosto la copertina, ho scoperto che in realtà era un vecchio libro di grammatica italiana, aperto sulle pagine degli usi dell’aggettivo.

**  La foto in copertina è tratta dal tumblr “Underground New York Public Library“, che fotografa i viaggiatori della metropolitana della Grande Mela mentre leggono.


Questo articolo è comparso sul mio blog “Disturbi letterari” su Today.it il 4 novembre 2013

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...